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Le Insopportabili Citazioni Saccenti Di Doc

Il Blog Di Doc
Le Insopportabili Citazioni Saccenti Di Doc
 

Friday, February 23, 2007, 14:41

Da "Herzog" di Saul Bellow

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Scrive Moses Herzog, protagonista del romanzo.

"La carità, come se non fosse già abbastanza complicata nei tempi in cui ci troviamo*, desterà sempre il sospetto di essere qualcosa di morboso - sado-masochismo, o chissà che perversione. Le tendenze elevate o morali destano sempre il sospetto di essere imbrogli. Ci limitiamo ad onorarle con parole vetuste, ma le tradiamo o le smentiamo senza minimamente scomporci."
*Il libro è stato pubblicato nel 1964 [N.d.R.]

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Saturday, February 17, 2007, 22:11

Da "Vita nell'Universo" di Stephen Hawking

"In this talk, I would like to speculate a little, on the development of life in the universe, and in particular, the development of intelligent life. I shall take this to include the human race, even though much of its behaviour through out history, has been pretty stupid, and not calculated to aid the survival of the species."

"In questo discorso, gradirei speculare un poco, sullo sviluppo della vita nell'universo, ed in particolare, lo sviluppo della vita intelligente. Potrei includere la razza umana, anche se molto del suo comportamento attraverso tutta la storia, è stato abbastanza stupido, e non mirato ad aiutare la sopravvivenza delle specie."

http://www.hawking.org.uk/lectures/lindex.html

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Saturday, January 20, 2007, 13:57

Da "Memorie dal sottosuolo" di Fedor Dostoevskij

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Parla l'uomo del sottosuolo.

"Ma l'uomo è creatura frivola e disordinata e, forse, come il giocatore di scacchi, ama soltanto il processo del raggiungimento del fine, e non il fine in sé.
E, chissà (non si può garantire), forse tutto il fine a cui tende l'umanità sulla terra consiste solo in questa continuità del processo di raggiungimento, in altre parole nella vita stessa, e non propriamente nel fine, che, s'intende,deve essere null'altro che il due più due quattro, cioè una formula, perché due più due quattro non è già più la vita, signori, ma l'inizio della morte.
Se non altro l'uomo ha sempre avuto una certa paura di questo due più due quattro, e io ne ho paura anche adesso. Supponiamo che l'uomo non faccia altro che ricercare questi due più due quattro, varchi gli oceani, sacrifichi la vita in questa ricerca, ma di raggiungerli, di trovarli veramente, quant'è vero Dio, ha quasi paura. Perché sente che appena li troverà non avrà più nulla da cercare.
Gli operai almeno, terminato il lavoro, riceveranno il denaro, andranno all'osteria, poi finiranno alla polizia: eccoli impegnati per una settimana. Mentre l'uomo dove andrà? Se non altro, ogni volta si nota in lui una specie di imbarazzo al momento di raggiungere scopi simili. Gli piace la conquista, ma non altrettanto l'aver conquistato, e questo, s'intende, è terribilmente ridicolo.
In una parola, l'uomo è fatto in modo comico; in tutto questo è evidentemente racchiuso un calembour. Ma due più due quattro è comunque una cosa sommamente insopportabile.[...]
La coscienza, per esempio, è infinitamente superiore al due più due. Dopo il due più due, s'intende, non resterà più niente, non solo da fare, ma neppure da conoscere. Tutto ciò che allora si potrà fare è chiudere i propri cinque sensi e immergersi nella contemplazione.
Ebbene, con la coscienza invece, anche se si perviene allo stesso risultato, cioè se anche qui non ci sarà nulla da fare, almeno qualche volta ci si può dare qualche frustatina, e questo è pur sempre vivificante. Per quanto retrogrado, è sempre meglio di niente."

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Saturday, January 20, 2007, 13:00

Da "L'Opera" di Emile Zola

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Parla Bongrand, pittore sulla via del declino

"E su allora, uomo celebre, grande artista, divorati il cervello, bruciati il sangue per salire ancora, sempre più in alto, sempre più in alto, e se muovi i tuoi passettini sulla cima ritieniti felice usa i tuoi piedi per quei passettini il più a lungo possibile; e se ti accorgi che sei in declino, allora, finisci di distruggerti, rotola nell'agonia del tuo ingegno che non è più attuale, nell'oblio di te, che è lo stesso delle tue opere immortali, annientato dal tuo sforzo impotente a creare ancora![...]
Ve l'ho già detto venti volte che si esordisce sempre, che la gioia non consiste nell'essere arrivato lassù, ma nel salire, nel provare sempre l'allegria della scalata. Soltanto, voi non capite, non potete capire, bisogna passarci di persona... Fantasticate, allora! si spera tutto, si sogna tutto. È l'ora delle illusioni senza confini: le gambe sono così buone che i percorsi più duri sembrano brevi; la fame di gloria così prepotente che i primi piccoli successi riempiono la bocca d'un sapore delizioso. Che festino, quando si può sfamare la propria ambizione! e ci siamo quasi, ci spelliamo con gioia! Poi è fatta, la cima è conquistata, si tratta di mantenerla. Allora comincia l'inferno, l'ebbrezza è svanita, ci appare nel fondo breve e amara, inadeguata alla lotta che è costata. Più niente di ignoto da conoscere, nessuna sensazione da provare. L'orgoglio ha avuto la sua razione di notorietà, tutti sanno che abbiamo dato grandi opere, ci meravigliamo di non averne ricavato felicità più vive. Da quel momento, l'orizzonte si svuota, nessuna speranza nuova vi chiama da laggiù, non rimane che morire. Eppure ci aggrappiamo, non vogliamo essere finiti, ci incaponiamo a creare come i vecchi ad amare, penosamente, vergognosamente... Ah! dovremmo avere il coraggio e la fierezza di ucciderci davanti al nostro ultimo capolavoro!"

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